“In questo suo pellegrinaggio d’Avvento (nel cuore dell’Islanda ghiacciata per portare in salvo le pecore smarrite) Benedikt era sempre solo. Davvero solo? Meglio dire senza compagnia umana. Perché era ogni volta scortato dal suo cane e spesso anche dal suo montone guida. (...)
Da anni i tre erano inseparabili quando c’era da fare quella gita, e ormai si conoscevano a fondo, con quella dimestichezza che forse è possibile solo tra specie animali molto diverse, e che nessuna ombra del proprio io o del proprio sangue, nessun desiderio o passione personale può confondere ed oscurare.”
Nel libro “Il pastore d’Islanda” Gunnarsson descrive poeticamente come il rapporto con un animale possa essere profondo e di conforto, quando si affrontano grandi sfide ma anche nella quotidianità dell’esistenza.
In psicoterapia mi è capitato spesso di sentire quanto in una famiglia o per una persona la presenza di un animale abbia dato equilibrio, calore e lenito sentimenti di solitudine.
Da anni i tre erano inseparabili quando c’era da fare quella gita, e ormai si conoscevano a fondo, con quella dimestichezza che forse è possibile solo tra specie animali molto diverse, e che nessuna ombra del proprio io o del proprio sangue, nessun desiderio o passione personale può confondere ed oscurare.”
Nel libro “Il pastore d’Islanda” Gunnarsson descrive poeticamente come il rapporto con un animale possa essere profondo e di conforto, quando si affrontano grandi sfide ma anche nella quotidianità dell’esistenza.
In psicoterapia mi è capitato spesso di sentire quanto in una famiglia o per una persona la presenza di un animale abbia dato equilibrio, calore e lenito sentimenti di solitudine.
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