Quando si decide di intraprendere un percorso psicoterapeutico è legittimo chiedersi quanto questo potrà durare: “Quanto tempo sarà necessario perché possa sentirmi meglio ?”; “Quando lo stato d’ansia che mi spinge a cercare una psicologa sarà solo un ricordo ?”; “Fra quanto tempo mia figlia riprenderà a mangiare normalmente ?”. E, di conseguenza: “Quanto mi costerà la psicoterapia ?”.
È facile intuire che una risposta univoca non è possibile, e non sarebbe nemmeno seria.
Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza.
Innanzi tutto, anche se ciò può apparire strano, la durata della psicoterapia è molto legata al modello o al metodo seguito dallo psicoterapeuta. Vi sono infatti modelli psicoterapeutici che prevedono tempi lunghi, di almeno alcuni anni, indipendentemente dal problema presentato e dalla sua gravità: è il caso della psicoanalisi classica, intesa come un lungo percorso di formazione personale anche a prescindere dalla presenza di sintomi specifici (oggi però anche gli psicoanalisti propongono percorsi psicoterapeutici più brevi e focalizzati sul problema presentato). All’estremo opposto vi sono modelli di psicoterapia definiti ‘brevi’, proprio perché prevedono tempi ridotti per affrontare un singolo problema definito e circoscritto (esiste poi anche la ‘psicoterapia in una sola seduta’ !).
Ciò che consiglierei a chi desidera affrontare seriamente un momento di difficoltà o un sintomo è di evitare questi due estremi: è bene mettere in conto un percorso che preveda tempi sufficienti ad affrontare la difficoltà che ci ha spinti ad andare in terapia, ma che permetta anche di capire e modificare alcune problematiche di cui non eravamo consapevoli in modo da raggiungere un equilibrio più soddisfacente nel nostro percorso di vita.
In ogni caso è doveroso che lo psicoterapeuta informi adeguatamente sui tempi in linea di massima previsti dal proprio metodo e modello. Ed è diritto del futuro ‘paziente’ informarsi sui tempi che lo psicoterapeuta prevede. Anche se la durata di una psicoterapia non è comunque prevedibile con esattezza, questa ‘trasparenza’ tra terapeuta e cliente è un fattore importante anche per una buona relazione terapeutica.
Un’ultima osservazione: un aspetto importante nel considerare i tempi di una psicoterapia è l’intervallo tra un incontro e l’altro. La psicoanalisi classica, ad esempio, prevedeva 3 o 4 sedute ogni settimana; oggi questo non avviene più, se non per i futuri psicoanalisti in formazione. In base alla mia esperienza io propongo inizialmente incontri settimanali, per passare eventualmente in un momento successivo ad incontri quindicinali dopo averlo concordato con il paziente; questa elasticità nella gestione degli intervalli tra un incontro e l’altro fa sì che anche un percorso che duri circa un anno o più non preveda necessariamente un numero eccessivo di incontri. Anche in questo caso comunque l’elemento che ritengo fondamentale è la ‘trasparenza’ tra terapeuta e paziente, il potersi confrontare, il decidere di comune accordo.
È facile intuire che una risposta univoca non è possibile, e non sarebbe nemmeno seria.
Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza.
Innanzi tutto, anche se ciò può apparire strano, la durata della psicoterapia è molto legata al modello o al metodo seguito dallo psicoterapeuta. Vi sono infatti modelli psicoterapeutici che prevedono tempi lunghi, di almeno alcuni anni, indipendentemente dal problema presentato e dalla sua gravità: è il caso della psicoanalisi classica, intesa come un lungo percorso di formazione personale anche a prescindere dalla presenza di sintomi specifici (oggi però anche gli psicoanalisti propongono percorsi psicoterapeutici più brevi e focalizzati sul problema presentato). All’estremo opposto vi sono modelli di psicoterapia definiti ‘brevi’, proprio perché prevedono tempi ridotti per affrontare un singolo problema definito e circoscritto (esiste poi anche la ‘psicoterapia in una sola seduta’ !).
Ciò che consiglierei a chi desidera affrontare seriamente un momento di difficoltà o un sintomo è di evitare questi due estremi: è bene mettere in conto un percorso che preveda tempi sufficienti ad affrontare la difficoltà che ci ha spinti ad andare in terapia, ma che permetta anche di capire e modificare alcune problematiche di cui non eravamo consapevoli in modo da raggiungere un equilibrio più soddisfacente nel nostro percorso di vita.
In ogni caso è doveroso che lo psicoterapeuta informi adeguatamente sui tempi in linea di massima previsti dal proprio metodo e modello. Ed è diritto del futuro ‘paziente’ informarsi sui tempi che lo psicoterapeuta prevede. Anche se la durata di una psicoterapia non è comunque prevedibile con esattezza, questa ‘trasparenza’ tra terapeuta e cliente è un fattore importante anche per una buona relazione terapeutica.
Un’ultima osservazione: un aspetto importante nel considerare i tempi di una psicoterapia è l’intervallo tra un incontro e l’altro. La psicoanalisi classica, ad esempio, prevedeva 3 o 4 sedute ogni settimana; oggi questo non avviene più, se non per i futuri psicoanalisti in formazione. In base alla mia esperienza io propongo inizialmente incontri settimanali, per passare eventualmente in un momento successivo ad incontri quindicinali dopo averlo concordato con il paziente; questa elasticità nella gestione degli intervalli tra un incontro e l’altro fa sì che anche un percorso che duri circa un anno o più non preveda necessariamente un numero eccessivo di incontri. Anche in questo caso comunque l’elemento che ritengo fondamentale è la ‘trasparenza’ tra terapeuta e paziente, il potersi confrontare, il decidere di comune accordo.
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