Perchè comparare l’incomparabile?

Confrontarsi di continuo con gli altri è uno dei modi più diffusi, e più faticosi, di misurare il proprio valore. Quando l’autostima dipende dal paragone, però, si finisce quasi sempre per sentirsi in difetto.

René Magritte parla dei suoi quadri come potrebbe parlare dei suoi figli: “Comparare i miei quadri fra di loro è ignorare che gli uni come gli altri evocano l’incomparabile, cioè il mistero”.

Ne prendo spunto per fare una considerazione sulla tendenza di ognuno di noi a confrontarsi con gli altri per valutare la propria adeguatezza, o sostenere la propria autostima; dimenticandosi però che ci si muove nell’ambito dell’incomparabile, le esistenze umane, e del mistero, la vita stessa.

Spesso le persone con cui lavoro iniziano a stare meglio, a essere più soddisfatte di sé e a fare scelte con più serenità, quando diminuisce in loro la tendenza a fare comparazioni con gli altri.

Ricordo una paziente, la quale, piuttosto realizzata sul lavoro, ma senza figli, in parte per propria scelta, era abituata a confrontarsi con la madre e con la sorella minore, entrambe lavoratrici e madri. Tali confronti la facevano sentire sempre in qualche misura mancante.

Ad un certo punto della terapia, la paziente si accorge di non riuscire più ad utilizzare il confronto; al contrario di poter parlare con una certa esperienza, profondità e cognizione solamente della propria vita, caratterizzata da esigenze e scelte singolari.

Con sollievo, si trova a dichiarare: “se confronto ci deve essere, lo faccia chi più conosce ed è equanime: l’Altissimo … Non sarò più io a farlo”.

Questo mutato atteggiamento le permette di riappacificarsi con se stessa, di accogliere e concedersi le gratificazioni che la vita le offre, e di accettarne con serenità alcune inevitabili frustrazioni.

Perché ci confrontiamo con gli altri?

Il confronto in sé non è un difetto: fin da piccoli impariamo chi siamo anche guardando gli altri. Diventa un problema quando smette di essere uno stimolo e si trasforma in un tribunale, in cui ci si giudica sempre colpevoli. Oggi i social network rendono questo meccanismo continuo: vediamo ogni giorno la parte migliore della vita degli altri e la paragoniamo alla nostra quotidianità, con le sue fatiche e i suoi dubbi.

Quando il confronto diventa un segnale di bassa autostima

Alcuni segnali possono far pensare che il paragone stia pesando sull’autostima: sentirsi sempre un passo indietro rispetto ad amici, colleghi o fratelli; non riuscire a godere dei propri risultati perché “c’è chi ha fatto di più”; rinunciare a provarci per paura di non essere all’altezza; dipendere dall’approvazione degli altri per sentirsi a posto. Spesso questi vissuti si accompagnano ad ansia, irritabilità o a un umore più basso.

Come può aiutare la psicoterapia

In terapia non si tratta di imparare a “vincere” il confronto, ma di accorgersi di quando e perché lo si mette in atto: quali voci familiari, aspettative o ferite del passato vi si nascondono. Come per la paziente di cui ho raccontato, il cambiamento arriva quando si riesce a guardare la propria vita per ciò che è, con le sue scelte e i suoi tempi, senza doverla continuamente misurare su quella degli altri. Se senti che il confronto ti toglie serenità, un primo colloquio può essere l’occasione per parlarne.

Se senti il bisogno di un confronto, puoi rivolgerti a me come psicologo a Torino per un primo colloquio, oppure scoprire come lavoro come psicoterapeuta a Torino, anche con sedute online. Contattami per fissare un appuntamento.

Condividi: